Uno sfruttamento sistematico del codice tipografico, che consente di realizzare una vera e propria gerarchia di valori e quindi di trasmettere implicitamente importanti consigli, che riguardano innanzitutto la selezione dei luoghi e dei monumenti da privilegiare nel percorso e il tempo da dedicarvi nell’economia generale della propria visita personale.

Pur con alcune modeste differenze, tutte le guide turistiche fondano l’organizzazione tipografi ca del testo in primo luogo sull’evidenza dei caratteri e sulla distribuzione degli spazi, ai livelli micro- e mesotipografico, che riguardano rispettivamente la dimensione delle singole lettere e la confi gurazione dei paragrafi .

Al di là dell’abitudine, frequentissima, di distinguere le parti informative di sfondo – storia, tradizioni, ecc. – con l’uso di caratteri più piccoli, ciò che è più interessante e significativo è l’alternanza di corpi e stili all’interno del percorso di visita, nel quale la variazione delle dimensioni si intreccia con il ricorso a neretti, corsivi, maiuscoletti, che stabiliscono una gerarchia facilmente ricostruibile da parte del lettore.

Se il maiuscoletto è di frequente utilizzato per introdurre sotto sezioni diverse, corsivo e neretto, e soprattutto quest’ultimo, hanno un’ovvia funzione di enfatizzazione, che in molte collane si combina, in verità curiosamente, con la dimensione, sicché può avvenire che anche nei paragrafi in corpo più piccolo non manchino i neretti: in quei casi la guida di solito suggerisce un percorso essenziale primario, corpo più grande, e tratta gli approfondimenti, pure oggettivamente non trascurabili, ma incompatibili con una visita veloce, in paragrafi anche molto ampi, in corpo più piccolo, all’interno dei quali si ripropone la scala valutativa e la gerarchizzazione dei valori.

Il giudizio sul singolo luogo, monumento, dipinto si concretizza infine, in modo più tipico e sintetico, nell’asterisco, simbolo grafi co considerato di grande utilità pratica e sistematicamente adottato a partire dalle Baedeker.

Da un punto di vista ideologico esso può però essere considerato il riflesso esemplare “della tendenza caratteristica dell’Ottocento positivista a catalogare e incasellare” e dunque uno strumento per la quantificazione e la mercificazione della produzione culturale, funzionale al processo di valorizzazione del singolo oggetto e soprattutto di instradamento del turista. Questa organizzazione tipografica, che di solito è ritenuta così ovvia e consolidata nell’uso da non richiedere un’esplicita legenda, è tratto sicuramente marcato e indispensabile nella costruzione di una guida, atteso e riconosciuto dai fruitori nei suoi significati essenziali, benché compaia in realizzazioni concrete che possono essere tra loro diversissime: si pensi a quanto già osservato a proposito della presenza o meno di piante, disegni e fotografie, e si consideri inoltre l’importanza della organizzazione generale della pagina, intesa non più come somma di sequenze lineari, ma come spazio bidimensionale nel quale si distribuiscono immagini e frammenti di testo.

La differenza tra le diverse linee editoriali si vede oggi innanzitutto a questo livello, che si può definire macrotipografico, con l’affermarsi di prodotti che privilegiano configurazioni di tipo ipertestuale e spiccatamente multimodale, affiancando ad usi più tradizionali dello spazio tipografi co soluzioni innovative che superano, nell’organizzazione topologica, la linearità della scrittura alfabetica.

Questo aspetto macroscopico si combina con una tendenza progressiva alla frammentazione del testo che non è sconosciuta neppure a prodotti più tradizionali, riflessa anche nell’evoluzione di tratti linguistici specifici, in primo luogo la presenza del discorso procedurale di cui si è già fatto cenno. Il mercato off re un’ampia varietà di prodotti, garantendo la sopravvivenza dei manualetti sobri e privi di immagini accanto alla produzione di guide “visuali” che puntano sul “far vedere” piuttosto che sul descrivere e raccontare.