Il backpacking

Con il termine backpacking si indica una formula di viaggio a basso costo utilizzata prevalentemente da giovani turisti. Ciò che distingue questa tipologia di viaggio dalle altre è la scelta dell’alloggio in ostelli della gioventù e l’uso di mezzi di trasporto pubblici a basso costo, talvolta anche l’uso di autostop.

La figura del backpacker ha condizionato in modo tangibile il concetto di turismo a partire dagli ultimi cinquant’anni, diffondendosi a macchia d’olio per tutto il pianeta. Essa infatti nasce intorno agli anni ‘70, proprio con lo sviluppo della cultura hippie, nota per la sua apertura alle nuove contaminazioni culturali, priva di qualunque pregiudizio e nettamente schierata contro i costumi perbenisti della società moderna.

Il backpacker, infatti, ha come obiettivo fondamentale quello del viaggio autentico, discostandosi dal concetto di pacchetto viaggio, tipico del turismo massificato. La durata del viaggio è molto più lunga proprio perché non si tratta di una vera vacanza ma di un viaggio culturale, dalle finalità didattiche. Esperienza durante la quale il viaggiatore si immerge completamente nello stile di vita e nella cultura della popolazione indigena.

Le radici del backpacking si possono riscontrare nella diffusione dell’Hippie Trail, un itinerario degli anni Sessanta e Settanta il cui percorso si snoda all’interno del territorio sudest asiatico, precisamente tra Pakistan, India e Nepal, ed è proprio al ritorno da questo viaggio che Maureen e Tony Wheeler, giovani backpackers hippie, scriveranno la loro prima guida turistica Lonely Planet: Across Asia on the cheap, un itinerario attraverso l’Europa, i Balcani e tutto il sudest asiatico fino alla Malaysia per tornare, dopo nove mesi e con ventisette centesimi nel portafogli, in Australia. L’esperienza della Lonely Planet condizionerà l’intera diffusione delle guide turistiche, influenzando irreversibilmente anche la concezione del viaggio, più libera dai soliti schemi imposti dalle agenzie turistiche e decisamente meno costosa. Durante gli anni Ottanta anche Erick Ellingham, fondatore delle guide Rough, seguirà le orme di Tony e Maureen Wheleer, con i quali porterà avanti una campagna a favore della salvaguardia dell’ambiente, incentivando viaggi più lunghi per ridurre l’utilizzo di trasporti eccessivamente inquinanti come aerei e automobili.

Grazie alla diffusione di questo nuovo stile di vita le guide turistiche acquisiranno carattere di maggiore praticità, ricche di informazioni pratiche per l’alloggio ma anche di storia e cultura, saranno accompagnate da mappe e cartine contraddistinte da itinerari percorribili a piedi o in bici e da consigli utili sul territorio.

 

Lonely Planet

Fly less, stay more

La Lonely Planet è una casa editrice australiana di proprietà della BBC Worldwide, con sede a Footscray, un sobborgo di Melbourne, nello Stato di Victoria. Famosa per le guide turistiche a basso costo distribuite in tutto il mondo, dispone di un partner italiano, la casa editrice EDT di Torino, che traduce e pubblica le sue guide nel nostro Paese. Esse nascono principalmente per i viaggiatori in bici o in moto, i cosiddetti backpaker ovvero coloro che viaggiano ‘‘zaino in spalla’’, mentre il nome della compagnia nasce per un errore d’ascolto del brano di Matthew Moore Space Captain cantato da Joe Coker.

L’equivoco nacque proprio da parte dell’ideatore e creatore delle guide Tony Wheeler, il quale, durante l’ascolto del secondo verso del brano intese lonely planet anziché lovely planet, come attesta correttamente il testo. Nonostante l’errore la combinazione di parole piacque così tanto a Wheeler da sceglierla come nome della compagnia. Il successo delle guide Lonely Planet ha inizio nel 1973 con Across Asia on the cheep, una guida realizzata da Maureen e Tony Wheeler al ritorno dal un lungo viaggio attraverso Europa ed Asia. Il percorso constava di itinerari attraverso Turchia, Iran, Afghanistan, Pakistan, India e Nepal. Le copie vendute nell’arco dei primi tre mesi furono più di ottomila e un tale successo consentì alla coppia di viaggiatori di espandere la guida in un volume unico chiamato Southeast Asia on a shoestring, chiamato anche la ‘‘Bibbia gialla’’, pubblicato nel 1975 e indirizzato principalmente a chi intendeva viaggiare senza spendere troppo.

Dato il successo riscontrato dalla prima pubblicazione, dal 1989 in poi la Lonely Planet estende il suo campo di indagine a tutto il globo, realizzando guide su oltre cinquecento titoli, fatta eccezione per Europa Occidentale, Unione Sovietica e Stati Uniti. Solo nel 1991 viene pubblicata la prima guida dell’URSS. Nonostante si tratti di uno dei momenti più difficili per l’Unione Sovietica la guida riscontra un discreto successo all’interno della stessa popolazione, che per la prima volta ha a disposizione un testo omnicomprensivo sul proprio territorio. Non è un caso che le operazioni vincenti attuate della Lonely Planet siano state proprio: l’aver individuato un target completamente nuovo, ovvero viaggiatori molto giovani con un budget basso, e la realizzazione di guide turistiche su territori nuovi, inesplorati, con l’obiettivo di incrementare il turismo in queste località, nonostante l’avversità delle forze politiche o condizioni sociali difficoltose. Esempi di autorevolezza e tenacia da parte della compagnia Lonely Planet sono infatti, oltre a quello russo, la resistenza al boicottaggio da parte di Aung San Suu Kyi.

L’esponente del partito democratico del Myanmar sostiene da diverso tempo che la diffusione del turismo nella sua terra comporti entrate economiche ausiliarie alla permanenza del regime dittatoriale, instauratosi durante gli anni Ottanta. Un altro caso è quello dell’accusa di aver portato un flusso eccessivo di turismo lungo il Banana Pancake Trail, un percorso turistico nel sud-est asiatico, rovinando la cultura e il paesaggio indigeno.

Le guide, però, hanno sempre perseverato nell’obiettivo fondamentale di diffondere democraticamente e responsabilmente l’esperienza del viaggio, di rendere la guida turistica e il turismo stesso alla portata di tutte le tasche, di diffondere la cultura di paesi difficili e non, di paesi inesplorati e soprattutto di informare il viaggiatore nel modo migliore possibile.

Con il passare del tempo le Lonely Planet hanno esteso il target di riferimento anche a viaggiatori benestanti o a turisti di differente tipologia, dai backpacker alle famiglie che si spostano in macchina o con grandi mezzi come aerei e treni. Inoltre con l’avvento della tecnologia la compagnia ha realizzato una piattaforma on-line chiamata The thorn tree – Lonely Planet Forum, sulla quale i turisti possono raccogliere informazioni, condividerle e utilizzare la community come strumento di programmazione per il viaggio. Coerentemente con la linea sensibile alle cause umanitarie e all’inquinamento, nel 2006 Tony Wheeler e Mark Ellingham, ideatore delle Rough Guides, hanno realizzato una campagna di sensibilizzazione contro l’inquinamento provocato dall’aviazione commerciale, incitando i turisti a prolungare la vacanza, onde evitare lo continuo spostamento dei grandi ed inquinanti mezzi di aviazione civile.