In questo e nei prossimi post traccerò una breve storia della guida turistica, dal Medioevo ai giorni nostri, comprendendo gli esempi più salienti.

 

Il Grand Tour

L’espressione Grand Tour pare abbia fatto la sua prima comparsa nella guida An Italian Voyage, pubblicata da Richard Lassels nel 1698. Essa si riferisce al viaggio d’istruzione attorno l’Europa, che dopo la pace del 1604 fra la Spagna e l’Inghilterra, divenne quasi una tappa obbligata nel percorso di formazione dei giovani rampolli dell’aristocrazia e dell’alta borghesia nord-europea, principalmente inglese.

Nella seconda metà del Settecento, conseguentemente alla maggiore stabilità politica ed economica, i viaggi dal nord Europa verso sud raggiunsero il culmine. Le destinazioni erano la Francia, per l’apprendimento di costumi e maniere sofisticate, la Grecia e principalmente l’Italia, stimata per l’eredità lasciata da Roma. La parabola del Grand Tour si chiuse a fi ne Settecento, con l’occupazione dell’Italia da parte della Francia e dell’Austria.

I precedenti possono riscontrarsi nella consuetudine delle ricche famiglie inglesi, francesi e tedesche di iscrivere i propri figli presso le università italiane, particolarmente quotate quelle di Bologna, Siena, Padova, considerate grandi istituzioni culturali.

Tendenza diffusasi principalmente tra il XV e il XVI secolo. Solo nel XVII secolo si può parlare di viaggio in senso moderno, il cui scopo è quello di far conoscere ai giovani inglesi la cultura, l’arte, la politica e la lingua dei paesi europei, riallacciandosi alla filosofi a Il Grand Tour sperimentale baconiana, cioè all’idea di viaggio come esplorazione e ricerca.

Il Tour rappresentava il passaggio dall’adolescenza all’età adulta, completava e perfezionava l’educazione ed era anche un momento di crescita personale. Il tempo trascorreva tra studi, acquisti di antichità e opere d’arte per lo più vedutiste, e svaghi: teatri, concerti, feste, passeggiate in carrozza, compagnie femminili e gite. Il fenomeno del Grand Tour rivoluzionerà così il modo di intendere il viaggio che fi no ad allora era essenzialmente legato a motivi commerciali, diplomatici e religiosi.

Il Grand Tour diede vita allo sviluppo della letteratura di viaggio: i giovani intellettuali raccoglievano le loro impressioni ed esperienze in diari personali, mentre artisti e architetti arricchivano i loro taccuini di descrizioni e illustrazioni dei luoghi che avevano visitato. Alcuni di questi diari e taccuini vennero pubblicati e fecero da guida alle generazioni successive.

Tra i numerosi titoli vanno ricordati An account of some of the stautes, bas-reliefs, drawings an pictures in Italy di Jonathan Richardson del 1722, e Viaggio in Italia di Johann Wolfgang Von Goethe del 1816. Questi testi fecero da modello alla produzione delle successive guide turistiche.

 

Venezia Canaletto

Venezia, Canaletto

 

Itinerario istruttivo per trovare con facilità tutte le magnificenze di Roma

Nel 1763 compare quest’opera molto importante di Giuseppe Vasi, stampato dallo stesso a Roma. Il frontespizio del volume è come era uso dell’epoca un piccolo riassunto dell’opera ed è, nel nostro caso, molto interessante: Itinerario istruttivo diviso in otto stazioni o giornate, per ritrovare con facilità le magnificenze antiche e moderne di Roma.

La guida è insomma divisa in otto “stazioni” o “giornate”, che non sono, si badi bene, i giorni di un ipotetico viaggio fatto dal Vasi, bensì i giorni ritenuti necessari perché il lettore possa vedere l’articolarsi di luoghi romani proposti dalla guida. Siamo di fronte ad una guida che solo per poche sfumature si differenzia da quelle che saranno le guide turistiche del secolo successivo e dei nostri giorni.

Il metodo di suddividere il testo in giornate ebbe un grande successo e servì da modello per numerose guide successive. Fino all’inizio dell’Ottocento, molte guide si vantavano di aver usato “il celebre metodo Vasi”. Il proposito del Vasi è subito chiaro nella prefazione, la guida è scritta affi nché riesca facile ad ognuno, che viene a Roma trovare da per sé tutte le parti più riguardevoli di quest’alma città, senza lasciare inosservato alcuno.

La guida assume la sua forma completa, diventa il viaggio del lettore-viaggiatore in una serie di luoghi articolati in diversa maniera nei vari testi. Inizia così una nuova forma di letteratura che da subito cerca una precisa collocazione che si smarchi sia dai libri di viaggio che dalle trattazioni artistiche.

 

Bernardo Bellotto Roma

Roma, Bernardo Bellotto

Roma antica e moderna

Due anni dopo Vasi, Niccola Roisecco, autore di Roma antica e moderna si rivolge al “benigno lettore”, ricordando nella prefazione che esistono molti testi che danno di Roma un’immagine parziale; Roisecco cita le opere del Donati e del Nardini sulle “antiche fabriche” e quella del Martinelli sulle chiese. Ma nessuno di questi testi serve al lettore-viaggiatore perché si occupano di qualcosa di specifico e “lasciano tutto il restante sepolto nell’oscurità. Sicché i forestieri non hanno dove ricorrere per appagare la lodevole loro curiosità”.

La guida per il forestiero è qualcosa di diverso, essa “mette qualunque persona in istato di sapere in ogni luogo senza altrui aiuto, quale fosse l’uso presso gli antichi romani, quali fabriche pubbliche o private vi si ammirassero, quali avanzi in oggi ne resti, in quale regione compreso fosse, a quale uso ne fosse destinato nel mezzo del tempo e qual fabrica sacra.”

Più avanti Roisecco è più esplicito ancora: “Si conduce ora per mano il curioso indagatore delle cose più rare, più magnifiche e più belle, gli si fa notare ogni quadro a pennello, o a musaico o gli si fa vedere ogni deposito, ogni statua, ogni bassorilievo, gli si addita l’autore di ciascheduna di tali opere”.