In questo e nei prossimi post traccerò una breve storia della guida turistica, dal Medioevo ai giorni nostri, comprendendo gli esempi più salienti.

 

Il pellegrinaggio

Sin dal Medioevo centinaia di pellegrini si mettevano in viaggio verso i luoghi sacri che le antiche scritture indicavano come località in cui era vissuto Gesù Cristo e dove risiedevano i sepolcri di apostoli e santi.

La ragione che motivava i pellegrini a intraprendere viaggi così lunghi e faticosi era senza dubbio la fede, nonostante viaggiare rappresentasse già all’epoca un’opportunità di scambio e incontro tra culture e popoli differenti. Le principali mete sono state e sono tuttora Santiago de Compostela, Gerusalemme e Roma. I viaggiatori, a seconda dei luoghi verso cui erano diretti, erano chiamati pellegrini, palmieri, romei. Il termine pellegrino, identificabile con la figura del missionario San Giacomo, ha solo successivamente assunto l’accezione corrente. I pellegrini si orientavano verso queste mete con l’ausilio di vademecum tascabili, antenati delle guide turistiche moderne, contenenti preghiere e canti liturgici accompagnati da itinerari e informazioni sul territorio.

Il più antico itinerario romano è la Notitia ecclesiarum urbis Romae, risalente al VII secolo e contenente, come denota il titolo, una lista dei luoghi di culto di Roma.

Il Mirabilia urbis Romae risale invece al XII secolo e unisce alla lista presente nell’opera precedente quella dei monumenti pagani. Nel tempo questo itinerario sarà riprodotto da molti autori italiani stranieri, verrà modificato e aggiornato, per meglio adattarsi a guida per visitatori.

Il Codex Calixnitus, concepito per i pellegrini che si dirigevano verso Santiago de Compostela, racchiudeva non solo testi e canti liturgici ma un vera e propria guida con itinerari, indicazioni su luoghi di interesse da visitare e informazioni su locande e osterie.

 

Codex Calixtinus

Codex Calixtinus

 

Codex Calixtinus

Le guide turistiche, per come le intendiamo oggi, trovano tra i loro precedenti più vicini i vademecum medioevali realizzati per guidare i pellegrini attraverso l’Europa. Ne è il maggiore esempio il Libro V del Codex Calixtinus, breviario per il viaggio verso Santiago de Compostela, voluto da Papa Callisto II e attribuito allo studioso Aymeric Picaud, che firmerà l’opera con lo pseudonimo Scriptor I.

Se i primi quattro dei cinque libri del Codex contengono sermoni, racconti dei miracoli e testi liturgici legati a San Giacomo, l’ultimo, Iter pro peregrinis ad Compostellam, è una sorta di guida turistica per pellegrini, che racchiude descrizioni sull’itinerario e sui costumi locali, mappe, informazioni sui santuari da visitare, sulle attività commerciali, sugli alloggi e le taverne presenti lungo il cammino.

La città di Santiago de Compostela viene descritta ampiamente, così come la cattedrale che custodisce le reliquie di San Giacomo. La guida divenne molto nota e molti dei siti menzionati sono tutt’ora meta dei turisti religiosi, con la differenza che oggi sono forniti di luce elettrica e acqua corrente. 

 

La guida delle strade di Francia

Il 1552 è l’anno della pubblicazione de La Guida delle strade di Francia, opuscolo stampato da C. Estienne. La guida è un testo curioso e particolare, sorprendentemente anticipatore delle guide turistiche che lo seguiranno, ma in molte parti più che una guida per il viaggiatore si delinea come un sapiente incrocio di memorie storiche e curiosità aneddotiche.

La guida di Estienne è molto diversa dai precedenti: al lettore viene attribuita competenza pratica su un viaggio da compiere, differenziandosi anche dai mirabilia. Al contrario di quest’ultimi la guida delle strade di Francia non vede il viaggio come passaggio per raggiungere un luogo preciso, piuttosto, nel piacere del viaggio essa trova il suo tema principale. Si succedono per anni numerose pubblicazioni a metà fra le guide turistiche e i compendi di carattere politico-geografico.

In Inghilterra spiccano testi come: Britanni di William Camden, 1586 e An historical description of the island of Britain, 1577. Nonostante questi libri fossero difficilmente trasportabili, dato il loro enorme formato, essi rispondevano perfettamente ai bisogni educativi dei viaggiatori. Erano una sorta di enciclopedie, secondo le quali uno straniero o un viaggiatore indigeno poteva muoversi cercando di solito la conferma delle notizie apprese dai libri.

 

Itinerary

Pubblicato nel 1618 da Fynes Moryson, per molti studiosi della letteratura di viaggio segna storicamente la nascita delle guide turistiche. La guida è una serie di grossi volumi che raccontano soprattutto i viaggi dell’autore per l’Europa, del suo passaggio avventuroso per le Alpi, ci descrive gli incontri nelle locande e della sua visita alla corte polacca. È vero che spesso vengono date delle indicazioni pratiche per intraprendere un viaggio o sui luoghi da visitare, ma lo sguardo soggettivo dell’autore è sempre presente e dominante.

Si è attribuita tanta rilevanza a questi racconti di esperienze di viaggio per l’importanza storica del documento più che nella sua salienza letteraria. L’Itinerary è il primo libro di viaggio ad avere un vasto pubblico a raccontare un viaggio per l’Europa e ad avere le seguenti caratteristiche:

  • si presenta non come un resoconto scientifi co di un viaggio, bensì come racconto di pure esperienze del piacere del viaggio;
  • delinea molto precisamente l’Itinerary seguito e ne evidenzia i pericoli, il paesaggio, le comodità;
  • è di fatto il racconto dei viaggi fatti dall’autore. Esso diviene, però, un testo-guida, per il viaggiatore inglese della prima metà del Seicento, che serve da modello per indicare al viaggiatore i percorsi da seguire, i luoghi da vedere.